Buongiorno!
Dopo i corsetti e i cappelli, oggi curiosiamo nella storia delle mutande.
Il termine “mutande” deriva dal gerundio latino mutandae che significa “mutare”, “ciò che si deve cambiare”. A chi dobbiamo questo indumento intimo così indispensabile? Alla mente ingegnosa e pragmatica di Caterina de’ Medici: appassionata di equitazione, fece creare le mutande e le indossava per proteggere l’intimità durante le passeggiate a cavallo. Il suo esempio fu imitato dalle dame di corte che resero le mutande un capo di abbigliamento di tendenza: presto diventarono un accessorio di lusso con ricami, laccetti e pietre, in linea con la sua passione per la biancheria intima raffinata. Poi la Chiesa, in linea con la morale dell’epoca che considerava le mutande un indumento volgare e associato a una sessualità non controllata, ne ostacolò la diffusione.

Così le mutande persero popolarità: all’inizio del ’700, si stima, le indossavano solo 3 nobildonne su 100. Il loro ritorno definitivo si colloca all’inizio dell’800 ed è legato all’avvento delle crinoline, le gabbie da infilare sotto la gonna: era necessario indossare qualcosa sotto che salvasse il pudore in caso di colpi di vento o scale ripide.

E arriviamo alla Belle Époque. Le mutande femminili erano principalmente lunghi mutandoni o calzoncini, spesso decorati con pizzi e volant, mentre quelle maschili erano più semplici e funzionali, simili a calzoni. L’uso delle mutande divenne più diffuso in questo periodo, anche per motivi di igiene e funzionali – i medici le raccomandavano per prevenire i reumatismi – e i modelli si evolsero verso forme più moderne solo verso la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.


Un elemento distintivo erano i decori, come ricami, nastri e passamanerie e tessuti pregiati come pizzo, seta e cotone che sottolineavano la ricchezza e la virtù della persona che le indossava, anche se la borghesia considerava l’indumento troppo provocante. I “mutandoni della nonna” furono sostituiti da capi più corti e leggeri, influenzati dalla moda e dalla cultura del tempo. L’abbigliamento intimo iniziò a essere concepito non solo come funzionale ma anche come raffinato e seducente. La fine del secolo vide le prime ballerine di cancan sfidare le convenzioni mostrando le culotte ricamate, affermando che l’intimo poteva avere un’identità visiva.

Durante la Grande Guerra, le ristrettezze portarono a una definitiva riduzione delle dimensioni dei mutandoni e all’uso dell’elastico, che sostituì i lacci.

Davvero deliziose ma moolto, mooolto poco pratiche!
Bene, il nostro breve viaggio nella storia affascinante delle mutande finisce qui. Naturalmente le loro origini sono molto più antiche: i primi indumenti simili alle mutande risalgono all’Antico Egitto, con gli “slip” di Tutankhamon, e all’antica Roma, dove si indossava il subligaculum (un pezzo di stoffa legato sotto) per sport e attività. È interessante sapere però che, prima di arrivare fino a noi, hanno attraversato epoche di pregiudizi e mistero ma…hanno resistito!
P.S. – Se vuoi leggere il post sui corsetti clicca QUI. Per quello sui cappelli clicca QUI.
Serena giornata 😉
#labelleepoque #almenounagioiaalgiorno
Letizia Guagliardi
Lascia un commento