Il 21 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale dell’ascolto per promuovere l’atto di ascoltare come un’opportunità di sviluppo e cambiamento personale e sociale. Perché è importante imparare a parlare bene ed è altrettanto importante imparare ad ascoltare in modo consapevole.
Ascoltare in modo attivo e responsabile significa essere sensibili all’altro, scegliere di captare anche il non detto – gli sguardi, i gesti, i toni e le espressioni – per dargli valore.
Amare vuol dire soprattutto ascoltare in silenzio (Antoine de Saint-Exupery)
Oggi va tutto di fretta e ci si ferma appena a sentire ma non ad ascoltare, che è diverso. Si è impazienti e invece ascoltare richiede tempo. Si diventa sempre più superficiali e quindi non ascoltiamo nemmeno noi stessi.

Nella Bibbia grande rilievo si dà all’ascolto: il verbo greco akoúô, «ascoltare», è presente ben 428 volte nel Nuovo Testamento, e questo rivela che il suo significato va ben oltre il puro e semplice «sentire»: indica adesione, accoglienza amorosa, impegno.
“Parla, Signore, che il tuo servo ascolta” (1 Libro di Samuele 3,10)
“Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete mio popolo” (Geremia 7,23)
Saper ascoltare ci serve per migliorare le nostre relazioni e, di conseguenza, per vivere meglio. Ma imparare ad ascoltare non è facile: dobbiamo abbassare il nostro io, tacere, sintonizzarci con l’altro e con il suo stato emotivo, trattenerci dal giudicare, cancellare i pregiudizi, non imporre il nostro punto di vista. Ci vuole tempo e dobbiamo trovarlo, ma ne vale la pena perchè tutti noi abbiamo bisogno di essere ascoltati, di essere riconosciuti e accettati.
Siamo inondati di parole, ogni giorno: opinioni, polemiche, critiche, giudizi. Sono tanti quelli che parlano, pochi quelli che ascoltano. Forse la riflessione di Plutarco dovremmo proprio prenderla in considerazione:
«Abbiamo due orecchie e una sola bocca,
proprio perché dobbiamo ascoltare di più
e parlare di meno» (“L’arte di ascoltare”)
Il brano che ho scelto è di Laura Pausini, “Ascolta il tuo cuore“: intenso e potente.
Come l’ascolto.
Letizia Guagliardi
Dopo aver letto questo tuo nuovo post, cara Letizia, non posso non riflettere e considetare quanto sia importante l’ ascolto nel nostro mestiere. Esso rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella relazione educativa tra alunno e docente. In un contesto scolastico sempre più complesso, dove le differenze individuali, culturali ed emotive sono fortemente presenti, saper ascoltare diventa non solo un atto di attenzione, ma una vera e propria forma di rispetto e riconoscimento dell’altro. Ascoltare un alunno significa andare oltre le parole, cogliere i segnali, i silenzi, le difficoltà e i bisogni nascosti dietro il comportamento. Il docente che ascolta non giudica subito, ma accoglie; non impone, ma accompagna. In questo modo crea un clima di fiducia, in cui l’alunno si sente compreso, valorizzato e motivato a esprimersi e a partecipare in modo autentico. Un insegnante che sa ascoltare diventa un punto di riferimento, un modello di empatia e di comunicazione efficace. Egli favorisce la relazione educativa, perché costruisce un dialogo basato sulla fiducia reciproca. Sostiene la motivazione, poiché l’alunno si sente riconosciuto come persona e non solo come “studente”. Previene conflitti e incomprensioni, grazie alla capacità di cogliere precocemente segnali di disagio o difficoltà. Promuove l’inclusione, in quanto permette di dare voce a tutti, anche a chi fatica ad esprimersi. Solo un insegnante che sa ascoltare può davvero educare, perché l’educazione nasce sempre dall’incontro e dal riconoscimento reciproco. E io e te, Letizia, nel nostro lavoro quotidiano lo sappiamo molto bene….
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Sì, lo sappiamo molto bene, Maria Antonietta. Hai davvero delineato con precisione quali aspetti positivi produce un ascolto attento e consapevole.
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È vero, pochi sanno ascoltare. Un abbraccio.
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Osei definire l’ascolto una virtù.
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