L’esplorazione di Bologna l’ho iniziata dal suo cuore, Piazza Maggiore. Qui si affacciano il Palazzo del Podestà, il Palazzo Comunale e la Basilica di San Petronio, maestosa, con la facciata incompiuta e piena, all’interno, di affreschi e opere d’arte.

A pochi passi ci sono la Fontana del Nettuno e le due famose torri: Garisenda e Asinelli, attualmente entrambe transennate e chiuse al traffico.
La Torre della Garisenda fu costruita tra la fine dell’ XI secolo e l’inizio del XII. In origine era alta circa 60 metri ma per il rischio di crollo venne abbassata a 48 metri nella seconda metà del XIV secolo. Pende a causa di un cedimento del terreno avvenuto durante la sua costruzione. Il basamento in selenite risale al restauro del 1889.
La Torre degli Asinelli fu innalzata verso la fine dell’XI secolo e portata all’altezza attuale – 97 metri – nel XII secolo; nel XIII secolo appartenne alla famiglia Asinelli. La rocchetta che circonda la base, costruita nel 1488 per ospitare i soldati di guardia, fu poi occupata da botteghe di battirame.

Bologna è famosa anche per i suoi portici: con quasi 40 chilometri sono i più lunghi d’Italia e nel mondo. Quello di San Luca, in particolare, misura 3.796 metri ed è formato da 666 arcate e 489 scalini. Nei tre giorni che ho appena trascorso in questa città questi portici – oltre che belli – li ho trovati anche utili, visto che mi hanno protetta dalla pioggia e dal vento. Nel 2021 sono stati dichiarati Patrimonio UNESCO dell’Umanità.
“Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l’anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com’è bello!” (Stendhal, uno dei maggiori romanzieri francesi dell’800, fu ospite a Bologna tra la fine di dicembre 1816 e l’inizio di gennaio 1817 e descrisse così la bellezza del Portico di San Luca).

Il Teatro Comunale, progettato da Antonio Galli Bibiena, fu inaugurato nel 1763 imponendosi come uno dei maggiori teatri lirici al mondo. Sede dell’omonima Fondazione, ne ospita le principali attività artistiche, tra cui numerose rappresentazioni d’opera e di balletto e un’intensa attività concertistica. È dotato di un importante archivio storico.

Sono riuscita a visitare anche due musei: quello di Palazzo Poggi e quello Civico Archeologico.
Palazzo Poggi fu acquistato nel 1711 dal Senato bolognese per insediarvi l’Istituto delle Scienze e delle Arti, voluto da Luigi Ferdinando Marsili. Dopo quasi tre secoli le grandi sale, affrescate dai celebri pittori Pellegrino Tibaldi, Nicolò dell’Abate e Prospero Fontana, ospitano nuovamente gli antichi corredi delle camere di geografia e nautica, architettura militare, fisica, storia naturale, chimica, anatomia umana e ostetricia.











Il Museo Civico Archeologico ha sede nell’antico Ospedale della Morte, un edificio che risale al XV secolo. Inaugurato nel settembre 1881, custodisce una tra le più importanti raccolte italiane. All’interno c’è una ricca documentazione della storia di Bologna e del suo territorio dalla Preistoria all’età romana, frutto degli scavi archeologici eseguiti fin dalla seconda metà del XIX secolo ma ciò che ho ammirato, soprattutto, sono state le collezioni delle antichità egiziane, preistoriche, greche, romane ed etrusco italiche. La Collezione egiziana è la terza in Italia.

















E ora…passiamo al cibo. Bologna, se è detta “la grassa”, un motivo ci sarà!
“Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza, che se la merita”, scriveva Pellegrino Artusi ne “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”, uno dei più celebri trattati culinari, risalente al 1895. E ancora oggi si merita una riverenza, soprattutto per la pasta fresca. A proposito, pochi giorni fa, il 25 ottobre, è stata la Giornata Mondiale della pasta!
Ecco solo alcune delle prelibatezze che hanno deliziato il mio palato in questi giorni:
- Le CRESCENTINE – Sono fatte con un impasto a base di farina, lievito, sale, acqua, latte e strutto e poi fritte. Accompagnano gli antipasti e gli aperitivi.
- I TORTELLINI – Si narra che la forma del tortellino imiti quella dell’ombelico e che il loro inventore fosse l’oste di una locanda. Un giorno vide attraverso la serratura di una porta una donna bellissima e decise di renderle omaggio creando i tortellini che hanno, appunto, la forma e la grandezza dell’ombelico.
- I PASSATELLI in brodo – Sono fatti con pangrattato, parmigiano e uova con l’aggiunta, poi, di noce moscata e limone. Il particolare formato di pasta si ottiene schiacciando l’impasto con l’apposito attrezzo o con uno schiacciapatate.
- La LASAGNA – Sfoglia verde alternata a ragù e besciamella. La lasagna a strati come la conosciamo oggi è stata inventata dal bolognese Francesco Zambrini nel 1863. In quell’anno pubblicò Il libro della cucina del sec. XIV in cui lanciava per la prima volta la lasagna stratificata.
- La MORTADELLA – La regina del tagliere dei salumi e dei formaggi.
- Le TAGLIATELLE – Si narra che siano state inventate a fine Quattrocento dal bolognese Mastro Zefirano, il cuoco della famiglia Bentivoglio. In occasione del passaggio a Bologna di Lucrezia Borgia Mastro Zefirano inventò le tagliatelle ispirandosi proprio ai lunghi capelli biondi della fanciulla.
- La RAVIOLA – è un dolce di frolla farcito con mostarda bolognese, altra specialità locale, un ripieno particolare realizzato principalmente con mele cotogne e pere.







Bologna per me è stata un’altra bella parentesi: arte, cultura (a proposito, è detta anche “la dotta” perché qui c’è la più antica università del mondo occidentale, risalente addirittura al 1088, che ancora oggi richiama studenti da tutta Europa), creatività, buon cibo. È vivace ma non caotica, organizzata e ben collegata.
Anche stavolta, quindi, possono affermare con gioia e orgoglio: MERAVIGLIOSA ITALIA!



Letizia Guagliardi
Lascia un commento