Oggi è la Giornata Mondiale degli insegnanti. Istituita il 5 ottobre 1994, questa giornata ha l’obiettivo di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti. Il tema di quest’anno è: “Schierati con gli insegnanti: 60 anni di protezione della professione, miglioramento della condizione e definizione del nostro futuro”.
Sessant’anni perché nel 1966, per la prima volta nella storia, il mondo intero si siede a un tavolo e mette nero su bianco che gli insegnanti non sono semplici impiegati ma i custodi del progresso umano. Firmando la storica Raccomandazione ILO/UNESCO, la comunità internazionale stabiliva che un docente ha diritto a condizioni di lavoro dignitose, stabilità e rispetto.
Nel 2026, festeggiare questo sessantesimo anniversario non significa solo guardare indietro con nostalgia ma riprendere in mano quella promessa per verificare se è stata mantenuta.
Custodi del progresso umano: quali insegnanti ricordiamo, anche a distanza di tanti anni? Quelli che dimostravano passione, entusiasmo, pazienza, empatia, fiducia e senso dell’umorismo, al di là dei concetti teorici che ci trasmettevano. Questo vale ancora oggi: non serve trasmettere solo nozioni, c’è bisogno di una didattica dinamica e coinvolgente, inclusiva, capace di stare al passo con i tempi (nuove tecnologie e intelligenza artificiale, per esempio).
C’è bisogno di insegnanti…
…che siano come dei “ponti”, capaci di aiutare i loro studenti ad attraversare il fiume della conoscenza. Dopo averli lasciati sull’altra sponda, se sono stati bravi, questi ragazzi a loro volta costruiranno altri ponti;
… che trasmettano valori, conoscenze e competenze perché consapevoli che questo è un onore, un privilegio e una grande responsabilità;
… che abbiano il desiderio di instillare nei loro studenti la gioia della creatività e della conoscenza, che li incoraggino a realizzare i loro sogni e a scoprire le loro potenzialità. Non solo: che riescano a mantenere sempre viva la motivazione e la fiducia in se stessi perché la scarsa prospettiva per il futuro è fra le cause più frequenti di abbandono scolastico;
… che riconoscano che a loro è stato affidata la cura di due cose molto preziose: il cuore e il cervello dei loro ragazzi. Il compito è arduo: ispirarli, guidarli e trasformarli in oggetti pensanti e consapevoli perché costituiranno la società di domani. Una buona testa e un buon cuore sono una combinazione formidabile, se ci aggiungiamo una lingua e una penna colta, allora avremo davvero qualcosa di speciale.

“Perché sono salito quassù? Chi indovina?”
“Per sentirsi alto”.
“No. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”.
Mi piace l’idea dell’insegnante come vasaio: si siede al tornio e modella l’argilla con le sue mani ma anche con la testa e con il cuore. Perché ci vuole amore e tanta pazienza: se il vaso si deforma mentre lo sta modellando, allora il vasaio riprova di nuovo e ne fa un altro, come ai suoi occhi pare giusto. Infatti, la parola “argilla”, in greco ARGILLOS, deriva da ARGOS o ARGES che significa bianco, splendente).

Ma occorre evidenziare anche che essere insegnante, oggi, è un compito sempre più delicato e impegnativo, soprattutto se lo si svolge in contesti sociali particolarmente complessi, dove i bambini e gli adolescenti vivono situazioni di disagio e di deprivazione socio-culturale o, addirittura, di violenza. E qui, oltre all’entusiasmo e a tutto il resto, serve anche coraggio.

“Un cuore comprensivo è tutto, è un insegnante, e non può essere mai abbastanza stimato.
Si guarda indietro apprezzando gli insegnanti brillanti,
ma la gratitudine va a coloro che hanno toccato la nostra sensibilità.
Il programma di studi è materia prima così tanto necessaria,
ma il calore è l’elemento vitale
per la pianta che cresce e per l’anima del bambino.” (Carl Gustav Jung)
C’è tanto altro, oltre i “programmi scolastici”. Ci sono competenze, conoscenze e metodi di lavoro che devono essere utili, spendibili, quando gli studenti saranno lontani dalle aule. Gli insegnanti migliori sono quelli che li preparano ad affrontare le sfide reali che incontreranno nella vita dopo la scuola, che li abituano a pensare con la loro testa, a fare scelte ponderate, a saper tirare fuori la parte migliore di sè in ogni situazione e di non smettere mai di scoprire e di imparare.
Si impara a insegnare insegnando, sul campo, giorno dopo giorno. E non si finisce mai di imparare!
Un appaluso e tanti auguri a tutti gli insegnanti…me compresa!
Letizia Guagliardi
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