Mentre leggi, puoi ascoltare “Esseri umani” di Marco Mengoni, un inno alla bellezza della diversità, all’accettazione delle proprie fragilità e al coraggio di essere autentici senza temere il giudizio altrui. Il tema di questo post è, dunque, la diversità, anche perchè il prossimo 6 febbraio sarà celebrata la Giornata dei calzini spaiati.
In effetti, siamo tutti come dei calzini spaiati: tutti diversi, tutti unici. E proprio questo è il bello! Se fossimo tutti uguali, il mondo sarebbe di una noia mortale, una specie di fotocopia infinita. “Il mondo è bello perché è vario” diciamo spesso, e significa che è proprio la diversità delle persone, delle idee e dei gusti a rendere la vita più interessante.
Essere diversi significa avere punti di vista differenti che, messi insieme, risolvono problemi che da soli non vedremmo nemmeno. In fondo, la diversità è l’unica cosa che abbiamo davvero tutti in comune.
Ne ho parlato anche nel mio lab. di scrittura creativa “Io scrivo con letizia” con i miei piccoli aspiranti scrittori di 6 anni e ci siamo divertiti a scrivere una piccola poesia su questo tema:

Ci sono diversi tipi di diversità. Per esempio:
La diversità culturale, cioè la coesistenza e l’interazione di molteplici culture, tradizioni, lingue, valori e forme di espressione all’interno di una società. Riconosciuta come patrimonio comune dell’umanità dall’UNESCO, rappresenta una fonte inestimabile di arricchimento, innovazione, creatività e sviluppo, paragonabile alla biodiversità per la natura.
La diversità nel lavoro che valorizza le differenze individuali (genere, età, cultura, abilità) per migliorare innovazione, creatività e performance. Un ambiente inclusivo, che abbatte pregiudizi e favorisce l’equità, aumenta la motivazione, riduce il turnover e attrae talenti: una strategia competitiva fondamentale per le aziende moderne.
La diversità sociale, una ricchezza perché stimola l’innovazione, la creatività e l’apprendimento attraverso l’incontro con prospettive, culture e modi di pensare differenti.
Nella Bibbia la diversità nella creazione è presentata come un atto intenzionale e “buono” di Dio e riflette la Sua ricchezza attraverso la varietà di specie, ambienti e la dualità umano-femminile. I racconti della Genesi evidenziano una diversità strutturale, dal cosmo ordinato alla creazione dell’uomo e della donna, e sottolineano la relazionalità, la cura e la distinzione. In Genesi 1, in particolare, Dio crea gli esseri viventi “secondo la loro specie” che brulicano nelle acque, nel cielo e sulla terra e questo evidenzia la biodiversità come ordine divino. La diversità, insomma, diventa specchio della complessità e della bellezza dell’opera divina dove ogni elemento, pur distinto, coesiste nell’ordine del “molto buono”.
E c’è anche la parabola del Buon Samaritano (Luca 10,25-37) che insegna ad accogliere la diversità e a superare i pregiudizi e ridefinisce il “prossimo” non per appartenenza etnica o religiosa ma attraverso la compassione pratica. Gesù usa un Samaritano, ritenuto eretico e nemico dai Giudei, come esempio di amore concreto rispetto al clero ebraico che passa oltre, ribaltando le aspettative sociali. Una vera e propria sfida: un samaritano rappresentava l’estraneo, il nemico religioso e culturale e Gesù provoca i presenti mostrando che proprio chi era considerato “diverso” e inferiore è capace di compiere la volontà di Dio attraverso l’amore.
Rivendichiamo, allora, la necessità e la libertà di essere noi stessi anche – e soprattutto – in un mondo che spesso richiede conformismo.
La domanda è: SIAMO ORGOGLIOSI DI ESSERE DIVERSI?
Letizia Guagliardi
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