Il 13 Novembre, in tutto il mondo, si celebrerà la Giornata della Gentilezza. È una delle mie parole preferite, insieme a Bellezza, Gratitudine e Felicità. Sono convinta che tutte e tre siano strettamente correlate.
Credo che la gentilezza non riguardi solo le buone maniere, l’educazione, la cortesia e il galateo (anche perché certe norme variano da una cultura all’altra). Non è solo salutare quando si entra in un luogo, per esempio. È, piuttosto, una predisposizione naturale che abbiamo tutti ma che non emerge in tutti. Essa comprende cura, amore e attenzione verso noi stessi, verso gli altri e verso tutto ciò che è intorno a noi. E anche solidarietà, altruismo, generosità, lealtà e compassione. Umiltà e fiducia. Richiede, prima di tutto, empatia e questa va allenata ogni giorno.
Non è un segno di debolezza, come qualcuno pensa. Chi è arrogante, presuntuoso e maleducato non è forte, dal momento che è solo perché fa il vuoto intorno a sé. Chi è gentile, invece, attira tante persone e questo produce forza.
Ma delle domande sorgono spontanee: in un mondo in cui si va sempre più di fretta, in cui si vuole tutto e subito e in cui prevale il motto “il tempo è denaro”, sono frequenti gli atti di gentilezza? Siamo troppo occupati per essere gentili? In un ambiente di lavoro in cui viene richiesto di essere agguerriti e performanti, si mette da parte la gentilezza? E lo stress, i ritmi frenetici, la competitività e la routine, ci impediscono di essere gentili? Sono davvero degli impedimenti per chi ha scelto di essere, in ogni caso, gentile? Ognuno risponda per sè.
Quali sono i benefici dell’essere gentili? Eccone alcuni.
- La qualità della vita migliora perché migliora l’umore e, quindi, ci sentiamo più calmi e sereni;
- si trovano prima le soluzioni ai problemi perché si riducono i conflitti;
- nel lavoro c’è più produttività;
- si creano connessioni inaspettate;
- aumenta lo spirito di squadra.

Infatti, la radice della parola gentilezza viene dal latino gentilis, che significa “appartenente alla stessa gens”, ovvero “della stessa stirpe, parente”, concetto che si può estendere fino a “della stessa nazione, compatriota”. Gentilezza, dunque, vuol dire appartenenza a un medesimo gruppo di persone e sul lavoro significa fare squadra, collegarsi (per questo mi piace la parola collega) per avere la stessa visione, cioè raggiungere gli obiettivi che si sono stabiliti. Non c’è un “io” ma un “noi” e questo vale sia per i successi che per i fallimenti.
La gentilezza è una risorsa strategica fatta di piccoli ma importanti gesti che ci permettono di partecipare al benessere della comunità in cui viviamo e lavoriamo e di creare un ambiente inclusivo, accogliente e confortevole. “La gentilezza è la catena forte che tiene legati gli uomini” diceva Johann Wolfgang Goethe.
Per essere gentili bisogna allenarsi, bisogna sperimentarla, viverla, giorno per giorno. Diventerà, così, un’abitudine, uno stile di vita e non una forzatura.
“Gli abitanti del luogo usarono verso di noi una gentilezza non comune, perchè accesero un gran fuoco e accolsero tutti per la pioggia e per il freddo”. L’apostolo Paolo è sorpreso dall’accoglienza dei Maltesi quando fa naufragio sulla spiaggia di Malta e ricorda la loro gentilezza in Atti 28:2.
Quante possibilità abbiamo, ogni giorno, di compiere e di ricevere piccoli atti di gentilezza? Tanti. Di alcuni ce ne rendiamo conto, di molti no perchè si compiono spontaneamente, perchè è giusto fare così. È anche vero, però, che la gentilezza è sempre più sopraffatta dalla rabbia, dalla violenza, dalla scortesia, dalla prepotenza. Molti pensano di essere più forti e di ottenere quello che vogliono in questo modo ma è vero il contrario: la forza consiste proprio nell’essere gentili. Fa bene a noi, fa bene agli altri, fa bene al nostro vivere civile. Proprio per questo, diventa necessario creare in casa e al lavoro un ambiente gentile in cui ognuno di noi si sente accolto e rispettato. È uno scambio reciproco di atti gentili, spesso piccoli, ma che possono produrre grandi cambiamenti. Anche vantaggi economici: nelle aziende, quando il datore di lavoro è gentile, il clima è sereno, tutti lavorano meglio e quindi aumenta il rendimento; nei negozi, se i commessi sono gentili, ci ritorniamo volentieri.

Anche aver letto tutto questo post è stato un gesto gentile e te ne sono davvero grata!
Letizia Guagliardi
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