Ogni giorno per ogni donna. Non solo l’8 marzo.

Nella Giornata Internazionale dedicata alle donne, anche quest’anno, tanti i mazzetti di mimosa offerti con gli auguri e spesso anche con una cenetta speciale. Sono gesti consapevoli o solo rituali? Perchè la verità è che ogni donna merita di sentirsi amata e rispettata costantemente. Con le parole e con i fatti. In tutti i 365 giorni dell’anno. Nei contesti familiari e lavorativi, soprattutto.

Noi adulti abbiamo una grande responsabilità in quanto genitori, insegnanti ed educatori, oggi più che mai. Dobbiamo educare i nostri bambini e ragazzi, gli adulti di domani, a diventare uomini perbene. Il che significa, fra le altre cose, insegnare loro ad amare e a rispettare le donne, TUTTE (mamme, sorelle, fidanzate, mogli, compagne, insegnanti, colleghe…) e a non avere su di loro nessun tipo di pregiudizio. Più di tante prediche, insegniamo loro con il nostro esempio: amiamoli e rispettiamoli e loro faranno altrettanto. Una bella responsabilità, certo, ma un onore, anche.

L’8 marzo serve a sottolineare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo. Ok ai mazzetti di mimosa l’8 marzo, dunque, purché siano donati con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare. Intanto, deve servire principalmente a onorare le lotte storiche per l’emancipazione, promuovere l’uguaglianza di genere e sensibilizzare sui diritti femminili. È un momento per riflettere sui progressi, contrastare la violenza di genere e valorizzare i successi in campo sociale, economico e culturale. Più che una “festa” intesa come puro svago, l’8 marzo deve essere una giornata di rivendicazione e memoria, con l’obiettivo di raggiungere una reale parità di genere a livello globale.

Per le donne che subiscono violenza verbale e fisica in casa, per quelle uccise in quanto donne, per quelle che si vedono negati i diritti più importanti al lavoro, per le bambine che ancora subiscono l’infibulazione, per quelle obbligate a sposarsi e per le ragazze uccise perché hanno rifiutato un matrimonio imposto, per esempio.

Voglio ricordare qui un sonetto di Dante, un inno spirituale alla figura femminile:

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,

sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d’ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.

Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond’è laudato chi prima la vide.

Quel ch’ella par quando un poco sorride,
non si pò dicer né tenere a mente,
sì è novo miracolo e gentile. [Vita Nuova XXI 2-4]

Con questi versi lui esprime la natura salvifica, angelica e nobilitante di Beatrice e descrive gli effetti miracolosi del suo sguardo e del suo saluto. La donna è vista come portatrice di amore, capace di elevare spiritualmente chi la guarda, annullando superbia e ira. Una forza attiva che rende migliore il mondo circostante.

E voglio anche presentare questo bellissimo testo poetico:

IN PIEDI SIGNORI DAVANTI A UNA DONNA
dal “Chisciotte” di William Jean Bertozzo

Per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti a una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta
che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori,
ogni volta che vi accarezza una mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza
e suona l’amore
e quando vi nasconde il dolore
e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano
per aiutarla
quando Lei crolla
sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno
della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate
che il cuore calmi il battito,
che la paura scompaia,
che tutto il mondo riprenda a girare
tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi sù
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori,
non la strapperete mai.

Oltre ai mazzi di mimosa (e alle cene speciali) ben vengano anche gli auguri – anche se la parola “Auguri” è scontata, superficiale, prevedibile e vuota – a meno che non rappresentino dei gesti sinceri che guardano al futuro, delle attenzioni fatte con amore e rispetto verso la propria donna.

Soprattutto, non solo un giorno all’anno, altrimenti è un giorno inutile. Il valore, la forza e il contributo delle donne vanno riconosciuti quotidianamente.

Che le donne, tutte le donne, abbiano sempre un motivo per sorridere. Ogni giorno.

Letizia Guagliardi

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑