Giornata Mondiale degli Insegnanti: riflessioni e valorizzazione

Ieri è stata la Giornata Mondiale degli insegnanti.

Istituita il 5 ottobre 1994, questa giornata ha l’obiettivo di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti. Il tema di quest’anno è: “Valorizzare la voce degli insegnanti: verso un nuovo contratto sociale per l’istruzione”.

Quali insegnanti ricordiamo, anche a distanza di tanti anni? Quelli che dimostravano passione, entusiasmo, pazienza, empatia, fiducia e senso dell’umorismo, al di là dei concetti teorici che ci trasmettevano. Questo vale ancora oggi: non serve trasmettere solo nozioni, c’è bisogno di una didattica dinamica e coinvolgente, inclusiva, capace di stare al passo con i tempi (nuove tecnologie e intelligenza artificiale, per esempio).

C’è bisogno di insegnanti…

…che siano come dei “ponti”, capaci di aiutare i loro studenti ad attraversare il fiume della conoscenza. Dopo averli lasciati sull’altra sponda, se sono stati bravi, questi ragazzi a loro volta costruiranno altri ponti;

… che trasmettano valori, conoscenze e competenze perché consapevoli che questo è un onore, un privilegio e una grande responsabilità;

… che abbiano il desiderio di instillare nei loro studenti la gioia della creatività e della conoscenza, che li incoraggino a realizzare i loro sogni e a scoprire le loro potenzialità. Non solo: che riescano a mantenere sempre viva la motivazione e la fiducia in se stessi perché la scarsa prospettiva per il futuro è fra le cause più frequenti di abbandono scolastico;

… che riconoscano che a loro è stato affidata la cura di due cose molto preziose: il cuore e il cervello dei loro ragazzi. Il compito è arduo: ispirarli, guidarli e trasformarli in oggetti pensanti e consapevoli perché costituiranno la società di domani. Una buona testa e un buon cuore sono una combinazione formidabile, se ci aggiungiamo una lingua e una penna colta, allora avremo davvero qualcosa di speciale.

Il prof. John Keating nel film “L’attimo fuggente”
“Perché sono salito quassù? Chi indovina?”
Per sentirsi alto”.
“No. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”.

Mi piace l’idea dell’insegnante come vasaio: si siede al tornio e modella l’argilla con le sue mani ma anche con la testa e con il cuore. Perché ci vuole amore e tanta pazienza: se il vaso si deforma mentre lo sta modellando, allora il vasaio riprova di nuovo e ne fa un altro, come ai suoi occhi pare giusto. Infatti, la parola “argilla”, in greco ARGILLOS, deriva da ARGOS o ARGES che significa bianco, splendente).

“Mona Lisa smile”: nell’autunno del 1953 arriva nel prestigioso college femminile di Wellesley una nuova insegnante di Storia dell’arte, Katherine Watson, che con le sue idee riformiste porta scompiglio nell’atmosfera ottusa, repressiva e conformista dell’università, insegnando alle sue studentesse come allargare i loro orizzonti per una vita futura che non deve per forza essere circoscritta al ruolo di perfette mogli e padrone di casa.

Ma occorre evidenziare anche che essere insegnante, oggi, è un compito sempre più delicato e impegnativo, soprattutto se lo si svolge in contesti sociali particolarmente complessi, dove i bambini e gli adolescenti vivono situazioni di disagio e di deprivazione socio-culturale o, addirittura, di violenza. E qui, oltre all’entusiasmo e a tutto il resto, serve anche coraggio.

Scena tratta dal film “Freedom writers”: Erin Gruwell, giovane insegnante di inglese, cerca di ispirare i propri alunni, tutti ragazzi problematici, a costruire una vita migliore, ad applicarsi negli studi e a interessarsi alla cultura anche al di fuori della scuola.

“Un cuore comprensivo è tutto, è un insegnante, e non può essere mai abbastanza stimato.

Si guarda indietro apprezzando gli insegnanti brillanti,

ma la gratitudine va a coloro che hanno toccato la nostra sensibilità.

Il programma di studi è materia prima così tanto necessaria,

ma il calore è l’elemento vitale

per la pianta che cresce e per l’anima del bambino.” (Carl Gustav Jung)

C’è tanto altro, oltre i “programmi scolastici”. Ci sono competenze, conoscenze e metodi di lavoro che devono essere utili, spendibili, quando gli studenti saranno lontani dalle aule. Gli insegnanti migliori sono quelli che li preparano ad affrontare le sfide reali che incontreranno nella vita dopo la scuola, che li abituano a pensare con la loro testa, a fare scelte ponderate, a saper tirare fuori la parte migliore di sè in ogni situazione e di non smettere mai di scoprire e di imparare.

Si impara a insegnare insegnando, sul campo, giorno dopo giorno. E non si finisce mai di imparare!

Un applauso a tutti noi che impariamo, come dice la canzone di Renato Zero che stai ascoltando mentre leggi. E…auguri a tutti gli insegnanti!

Letizia Guagliardi

4 pensieri riguardo “Giornata Mondiale degli Insegnanti: riflessioni e valorizzazione

Aggiungi il tuo

  1. Auguri anche a Te Letizia che come tanti insegnanti affronti ogni giorno questa difficile professione oggi sempre più complicata e ardua. Certamente mutata in termini di responsabilità rispetto alle insegnanti e insegnanti che abbiamo avuto alle nostre frequenze scolastiche. Tutto scorre velocemente e sempre più ambizioso stare al passo con i tempi moderni. Sono certo che la tua preparazione professionale è tale da cavalcare il tempo attuale con l’esperienza sana ricevuta quando eri studentessa distinta.
    Un caro saluto.

    "Mi piace"

Lascia un commento

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑