Italia meravigliosa: Lecce, la signora del Barocco

All’IIS “E. Majorana” di Corigliano Rossano sono iniziati i viaggi d’istruzione.

Perché si deve studiare?

“Per conoscere il mondo e per farlo diventare più bello e più buono. Attenta, però: non si studia soltanto sui libri. Mi ricordo di un Topo che viveva in biblioteca e amava tanto l’istruzione che si mangiava due libri al giorno. Una volta trovò in un libro l’immagine del Gatto e subito dopo la divorò. Mentre digeriva tranquillamente, convinto di aver distrutto il suo nemico, il Gatto in carne e ossa gli saltò addosso e ne fece due bocconi. Tra un boccone e l’altro, però, si fermò per dire – Topolino mio, bisognava studiare anche dal vero (Gianni Rodari “Libro dei perché”-1980)

STUDIARE ANCHE DAL VERO. Per questo, da sempre, sono favorevole ai viaggi d’istruzione e alle visite guidate.

Per come la vedo io questi hanno valenza solo se viene applicato il metodo della didattica esperienziale, cioè se si offrono agli studenti le opportunità che permettono loro di apprendere divertendosi.

Nei giorni scorsi io e i miei colleghi (Riccardo AvenaRossana BurtoneLuigi PirilloPietro Spataro Giovanna Trombino e Fiorenza Urso) abbiamo accompagnato gli studenti delle prime classi in un bellissimo viaggio in Puglia: Lecce, Ostuni, Monopoli, Alberobello e Bari. Il post di oggi è dedicato a Lecce.

Nota come la “Firenze del Sud” o “Signora del Barocco”, è un capolavoro artistico del XVII-XVIII secolo situato nel Salento. Celebre per l’uso della “pietra leccese”, un calcare tenero e dorato, la città ospita un barocco unico, caratterizzato da decorazioni opulente, sculture dettagliate e una calda luminosità.

Il massimo esempio di barocco leccese è la Basilica di Santa Croce, con una facciata ricca di dettagli, angeli e motivi floreali che rappresentano il trionfo del cristianesimo.

La Piazza del Duomo è un vero e proprio salotto architettonico che include la Cattedrale, il campanile (opera di Giuseppe Zimbalo) e il Palazzo del Seminario. Tante le chiese e i monumenti: tra le più rilevanti la Chiesa di San Matteo, la Chiesa di Santa Chiara e la Chiesa di Sant’Irene.

Molto belli i palazzi nobiliari tra cui Palazzo dei Celestini, Palazzo Marrese, Palazzo Adorno e Palazzo Carafa (nella foto giù): finestre in stile rococò, balconi e portali decorati con uno stile inconfondibile. Alcuni hanno cortili interni nascosti, spesso aperti al pubblico durante l’evento “Giornata dei cortili aperti” a maggio. La pietra leccese, roccia morbida e malleabile simile al tufo, ha permesso agli artigiani di creare splendidi ricami sulle facciate.

Dopo le bellezze storiche e architettoniche della città, un’altra bellezza: il pasticciotto, delizia di frolla ovale ripiena di crema pasticcera, servita spesso calda, simbolo della pasticceria salentina. Famoso per il contrasto tra l’esterno friabile e il cuore morbido, è il protagonista della colazione locale, tradizionalmente preparato con lo strutto. Nonostante sia associato a Lecce, il pasticciotto è nato a Galatina. La tradizione attribuisce la sua invenzione a Nicola Ascalone nel 1745, durante i festeggiamenti per i santi patroni Pietro e Paolo quando, rimasto senza impasto, decise di creare un “pasticcio” riutilizzando ingredienti avanzati per creare un dolce dalla forma ovale. La conferma che la creatività emerge spesso in modo potente nei momenti di bisogno e agisce come una risorsa fondamentale per superare ostacoli e situazioni di necessità.

Il suo nome deriva proprio dall’aspetto “pasticciato” che il dolce aveva all’inizio, un vero e proprio “pasticcio creativo”. Fu regalato a un passante che ne rimase estasiato, innescò il passaparola e diventò un successo tra i pellegrini e la nobiltà.

Questa, in sintesi, la prima tappa del nostro viaggio. Nel prossimo post: Ostuni.

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Letizia Guagliardi

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