Lab. “Io scrivo con letizia”: il cliffhanger, cioè l’arte di coinvolgere i lettori

Il cliffhanger è un colpo di scena, quell’imprevisto che si inserisce all’improvviso in una storia che stai leggendo o in un film che stai guardando. L’obiettivo? Quello di coinvolgerti di più, di farti stare con il fiato sospeso e di costringerti a continuare nella lettura del libro o nella visione del film. Sì, perché non vedi l’ora di sapere che cosa capiterà al protagonista, se si risolverà quel problema oppure se la decisione di uno dei personaggi cambierà la storia.

Nella raccolta de “Le mille e una notte” la bella Sherazade sapeva bene come salvarsi la vita: ogni sera raccontava una storia al re Shahryār ma non la concludeva, lasciava tutto in sospeso. E il terribile Sultano, incuriosito dal prosieguo della vicenda, rimandava l’esecuzione.

Questa tecnica narrativa del cliffhanger l’ho spiegata oggi nel mio lab. di scrittura creativa ai piccoli scrittori della 5 D della scuola primaria “Monachelle” di Rossano e loro l’hanno inserita nel racconto che avevano cominciato a scrivere nel precedente incontro. QUI

Dopo la fase di scrittura, qualcuno ha letto il proprio racconto ed è stato un bel momento di condivisione perché abbiamo riflettuto e scambiato idee su come rendere avvincente e coinvolgente una storia.

Il mio laboratorio in questa classe si è concluso con questo quinto incontro.

Desidero ringraziare i bambini/scrittori e la loro bravissima maestra, Elisa Milito, perché hanno partecipato con tanto entusiasmo al mio laboratorio, sempre pronti a nuove sfide, sempre più desiderosi di migliorare e approfondire le loro abilità di scrittura creativa.

La settimana prossima comincerò una nuova serie di incontri con un’altra classe quinta. Altri piccoli scrittori, quindi, che continueranno a rendere il laboratorio “Io scrivo con letizia” un’officina in cui si forgeranno delle storie originali e divertenti e si impareranno le tecniche della scrittura creativa per costruire mondi e per allenare la propria immaginazione. Soprattutto, per essere liberi, come affermava Gianni Rodari: «Tutti gli usi della parola a tutti: mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo».

Letizia Guagliardi

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