Nella Giornata Internazionale dedicata alle donne, anche quest’anno, tanti mazzetti di mimosa regalati alle mamme, alle colleghe, alle mogli e alle fidanzate e alle insegnanti. Ma…chiediamoci: è un gesto consapevole o solo rituale?

Noi adulti abbiamo una grande responsabilità in quanto genitori, insegnanti ed educatori, oggi più che mai. Dobbiamo educare i nostri bambini e ragazzi, gli adulti di domani, a diventare uomini perbene. Il che significa, fra le altre cose, insegnare loro ad amare e a rispettare le donne, TUTTE (mamme, sorelle, insegnanti, colleghe, fidanzate, mogli…) e a non avere su di loro nessun tipo di pregiudizio. Più di tante prediche, insegniamo loro con il nostro esempio: amiamoli e rispettiamoli e loro faranno altrettanto. Una bella responsabilità, certo, ma un onore, anche.
L’8 marzo serve a sottolineare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo.
Ok ai mazzetti di mimosa l’8 marzo, dunque, purché siano donati con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare.
Per le donne che subiscono violenza verbale e fisica in casa, per quelle uccise in quanto donne, per quelle che si vedono negati i diritti più importanti al lavoro, per le bambine che ancora subiscono l’infibulazione, per quelle obbligate a sposarsi e per le ragazze uccise perché hanno rifiutato un matrimonio imposto, per esempio.
Grazie anche per gli auguri, purché rappresentino un gesto sincero che guarda al futuro, un gesto fatto con amore e rispetto verso tutte le donne.
Soprattutto, non solo un giorno all’anno, altrimenti è un giorno inutile.
Letizia Guagliardi
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