Di nuovo la solita mimosa?

Nella Giornata Internazionale dedicata alle donne, anche quest’anno, tanti mazzetti di mimosa regalati alle mamme, alle colleghe, alle mogli e alle fidanzate. È un gesto consapevole o solo rituale?

Innanzitutto, perché è stata scelta la mimosa? Perché in Italia, a marzo, in campagna si trova facilmente e se si vuole comprarla dal fioraio non è un fiore costoso. Soprattutto, perché sembra delicata e invece è tenace e resistente. Come le donne. 

A questo proposito, credo che noi donne abbiamo una grande responsabilità in quanto mamme, insegnanti, ecc.: dobbiamo fare di più, oggi più che mai. Dobbiamo educare i nostri figli, alunni e nipoti a diventare uomini perbene. Il che significa, fra le altre cose, insegnare loro ad amare, a rispettare le donne, tutte (mamme, sorelle, insegnanti, colleghe, fidanzate, mogli…) e a non avere su di loro nessun tipo di pregiudizio. Più di tante prediche, insegniamo loro con il nostro esempio: amiamoli e rispettiamoli e loro faranno altrettanto. Una bella responsabilità, certo, ma un onore, anche.

“La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi – per essere calpestata, non dalla testa – per essere superiore, ma dal lato – per essere uguale, sotto il braccio – per essere protetta, accanto al cuore – per essere amata”. (Commentary on the Whole Bible di Matthew Henry).

Oltre al mazzetto di mimosa – che è comunque sempre ben accetto – bisogna fare di più, molto di più per le donne. L’8 marzo serve per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in ogni parte del mondo.

Per quanto riguarda le conquiste sociali e politiche voglio indicare le tre donne che oggi sono alla guida dell’Europa: Ursula von der LeyenChristina Lagarde e Roberta Matsola. Tutte e tre con un unico obiettivo: la sua ripresa . E voglio anche menzionare:

  • Giustina Olha Holubert genetista, psicologa e suora. Nel 2017 ha fondato un hospice pediatrico a Leopoli e in questi giorni ha deciso di restare in Ucraina, con l’amore più autentico, accanto ai neonati terminali e ai loro genitori. Mentre fuori c’è la guerra, che sa portare solo morte, lei lotta per la vita.
  • Fabiola Gianotti, la prima Direttrice Generale donna del CERN di Ginevra (il più importante laboratorio al mondo di ricerca nucleare) e Maria Chiara Carrozza, Presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), prima donna nella storia dell’istituzione.

E anche due donne, fra le tante altre, che hanno cambiato la storia:

  • Rosa Parks. L’ha fatto con un semplice “No” su un bus. Nel 1955 lei, donna di colore, rispose così all’autista che le intimava di cedere il suo posto a un bianco. Conseguenza? Questo suo semplice ma coraggioso gesto diede il via alla protesta civile e politica contro la segregazione razziale in America. Le persone dicono sempre che non ho ceduto il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente o non più di quanto non lo fossi di solito alla fine di una giornata di lavoro. Non ero vecchia, anche se alcuni hanno un’immagine di me da vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire” (“Rosa Parks: My Story”).
  • Marie Curie. La prima donna a vincere ben due premi Nobel (nel 1903 per la Fisica e nel 1911 per la Chimica), la prima docente femmina a insegnare alla prestigiosa Università Sorbona di Parigi, con una cattedra in fisica generale; la prima, insieme al marito, a scoprire l’esistenza di due elementi, il radio e il polonio. Non solo: inventa la parola «radioattività» per descrivere l’emissione di radiazioni da parte della materia.

Ok ai mazzetti di mimosa l’8 marzo… purché siano donati con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare. Per le donne che subiscono violenza verbale e fisica in casa, per quelle uccise in quanto donne, per quelle che si vedono negati i diritti più importanti al lavoro, per le bambine che ancora subiscono l’infibulazione e per quelle obbligate a sposarsi e per le ragazze uccise perché hanno rifiutato un matrimonio imposto, per esempio.

Grazie per i ramoscelli di mimosa… purché rappresentino un gesto sincero che guarda al futuro e immagina amore e rispetto verso tutte le donne.

Soprattutto, non solo un giorno all’anno, altrimenti è un giorno inutile.

Letizia Guagliardi

4 risposte a "Di nuovo la solita mimosa?"

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  1. Stavolta penso a chi non ha il tempo e la voglia di pensare all’8 marzo… E forse c’entra una visione maschilista, non mia, ma di un pazzo che ha intristito un popolo di donne ucraine… “giocando” alla guerra vera… E non sappiamo ancora quante persone ha ucciso…

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  2. Carissima prof buonasera,io personalmente la penso che la mimosa sia ormai più un simbolo, vedendo anche il rispetto che molti hanno verso le donne bè lascia molto a desiderare,a me della mimosa piace solo la forma e il colore il profumo no, inoltre sono perfettamente d’accordo con lei che il rispetto e l’educazione ai figli vada insegnato in primis in famiglia, perché almeno come la vedo io è un valore che va portato avanti,da genitori a figli, e i figli ai loro futuri figli,buona serata.

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